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Il Castello, che domina la città di Caiazzo, venne edificato sull’Arx (fortificazione romana) nel IX secolo dai Principi Longobardi. Teatro di tremende lotte tra i successori di Landone il Vecchio, secondo Conte assoluto di Capua nuova, fu occupato dapprima dal figlio Landone il Giovane, il quale fu costretto a cedere Caiazzo a Pandone. Questi ne divenne il padrone ma, morto in battaglia passò nelle mani del figlio Landonulfo e così via. Nel 1070 divenne conte di Caiazzo il normanno Rainulfo che prese parte alla prima crociata. Secondo il Melchiori ebbe l’onore di ospitare tra le sue mura Federico II di Svevia, che, tornando dalla Terra Santa lo liberò dall’assedio e dalle milizie pontificie. La camera in cui riposò l’imperatore è detta ancora oggi “Camera dell’Imperatore”. Morto Federico II nel 1250, nei quindici anni che trascorsero sino alla venuta degli Angioini Caiazzo fu governata da Manfredi e fece parte del Demanio Regio. Nel 1265 Carlo D’Angiò vinse Manfredi, che morì in una battaglia combattuta presso Benevento; sconfisse l’esercito di Corradino presso Tagliacozzo (1268). Carlo D’Angiò, al dire di Melchiori, donò la città di Caiazzo al signor Bonifacio de Galiberto; ma di costui non ne resta memoria. Sotto gli Angioini, il primo feudatario di Caiazzo fu Guglielmo Glignette, cavaliere francese e familiare di re Carlo, il quale, nel dì 26 aprile 1269, concesse a lui e ai suoi eredi òa città col suo castello e col suo agro, con la tassa per 160 once d’oro d’entrata. Il Glignette restaurò il castello col contributo dei vassalli. A Guglielmo nel 1272 successe il figlio Giovanni. Morto Giovani il feudo nel 1316 passò al figlio Gennaro e nel 1322 alla sorella Margherita che andò in sposa al Conte di Marsico, Giov. Tommaso Sanseverino, portandogli in dote la città e il feudo di Caiazzo, onde nei Regesti è detta domina Cayatie. Gli successe il figlio Antonio Gran Contestabile del Regno e fedele Consigliere della Regina Giovanna I. ebbe tre figli, tra cui Tommaso che nel 1384 fu anche Gran Camerlengo del Regno. Ebbe per moglie Francesca Orsini ed entrambi fecero edificare il refettorio del Convento di S. Francesco dei Conventuali; questi poi donò Caiazzo e il Castello al nipote Lionetto il quale venne esiliato dal Regno dal re Ladislao di Durazzo essendo insieme agli altri Sanseverino rimasto fedele agli Angioini. Morto Ladislao, Giovanna II sua sorella, che gli successe nel Regno, chiamò dalla Spagna Alfonso D’Aragona facendolo suo erede e successore, e dato che Caiazzo con i suoi feudatari era rimasta fedele agli Angioini, venne subito assediata da Alfonso e, nonostante la strenua difesa organizzata dai caiatini, fu costretta a capitolare. Alfonso trovò oltremodo piacevole il soggiorno in Caiazzo, non solo per l’amenità del sito, ma anche perché vi era stato Vescovo un suo consanguineo, S.Ferdinando d’Aragona. Il Castello gli fu particolarmente caro, tanto da soggiornarvi con l’amata Lucrezia, figlia di Niccolò d’Alagno, Cavaliere napoletano e Signore di Rocca Rainola. Il Re poi fece in modo che il feudo di Caiazzo andasse nelle mani della sua favorita che divenne Contessa di Caiazzo. Inoltre Alfonso per custodia e sicurezza di Lucrezia, fece edificare nel Castello una fortissima torre, che per la sua singolare struttura fu detta “Torre Mastra” o “Maestra”. Il Castello, subì le maggiori trasformazioni nel periodo aragonese, dando all’edificio l’aspetto che ancora oggi è visibile, nonostante le superfetazioni ottocentesche. La sua cappella, costruita da Roberto nel 1116, presenta, oltre l’ingresso esterno, un passaggio interno che la collega al palazzo. Nel 1453 il feudo fu comprato per 15.000 ducati da Giovanni Ruiz-Coreglia; ma dopo la morte di Alfonso I, la storia del Castello è strettamente connessa alle vicende del Regno di Napoli. Tra i feudatari ricordiamo Gian Francesco Sanseverino al quale venne tolto il feudo di Caiazzo da Alfonso II re di Napoli nel 1494 divenendo demanio regio. Alfonso II abdicò a favore dell’erede Ferdinando II al quale poi successe lo zio Federico che amava fregiarsi del titolo di Duca di Caiazzo. Federico d’Aragona, il 25 giugno 1501, vendette Caiazzo, Campagnano, Alvignanello ed altri beni appartenenti a Gian Francesco Sanseverino per 8.000 ducati a don Ferdinando d’Aragona suo fratello. Verso il 1593 il feudo venne poi venduto per la somma di 11.000 ducati al signor Matteo de Capua Principe di Conca. Il 15 febbraio 1615 Bardo Corsi, patrizio fiorentino, comprò da don Giulio Cesare il feudo di Caiazzo. Vi entrò il 24 dicembre 1616 e fu il primo che resse la città col titolo di Marchese. Morì nel 1625 e la famiglia Corsi, di cui nel Castello si conserva ancora lo stemma ed una lapide commemorativa, guidò la città per oltre due secoli. La cappella del Castello perse la sua integrità nel 1832 con le trasformazioni operate dal Marchese Americo Corsi. I Corsi inoltre, nel 1832 rifacendo l’antica Cappella di S.Maria del Castello, vi posero la tomba della piccola Aloysia Maria Corsi Salviati. La Cappella, ad aula unica, presenta fino ad una certa altezza una zoccolatura che simula il marmo ed in fondo un altare con marmi policromi. L’attuale soffitto nasconde la struttura portante lignea di copertura. In due dipinti dell’ottocento di Eugenio Buono (1860-1948) e del caratino Vincenzo Severino, si può constatare che l’aspetto del Castello e del paesaggio circostante è rimasto invariato fino ad oggi, salvo la fitta vegetazione sul versante meridionale della collina, distrutta da un incendio. L’ultimo dei Corsi fu Francescantonio, che il 2 marzo 1836 vendete il feudo di Caiazzo a Giuseppe Andrea de Angelis per la somma di 150.000 ducati; oltre a 1.000 ducati per la mobilia esistente nel Castello. In un manoscritto di Iadone, leggiamo che sotto la cucina del Castello vi è una grande cisterna, opera sicuramente degli antichi Romani. Questo pozzo è scavato in una massa di pietra calcarea, è di notevoli dimensioni ed è coperto da una forte e ben conservata volta.
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